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Villa Manin tra pioggia e fiamme al concerto dei Rammstein: il report

by on 15 luglio 2013
 

Termina a Villa Manin la presenza italiana dei Rammstein con il tour di supporto all’ultimo Made in Germany, album raccolta dal sapore di un ottimo greatest hits uscito nel 2011. Prima della data udinese la band era stata protagonista al Rock in Roma solo due giorni prima e all’Unipol Arena di Bologna ad Aprile, lasciandosi sempre alle spalle una moltitudine di commenti positivi che ben facevano sperare chi ancora era in attesa di vederli on stage. E’ indubbio infatti che i Rammstein garantiscano uno spettacolo live che ha dell’inverosimile, con una fama che è seconda solo alla collezione di censure ricevute nel corso della loro carriera.

Una data quella di Udine che ha rischiato fino all’ultimo di non esserci a causa di un improvviso temporale che si è presentato sul cielo di Villa Manin con una puntualità davvero incredibile,  sfociando in un degno acquazzone giusto pochi minuti prima dell’ingresso sul palco del gruppo di apertura, i Volbeat.  Inutile dire che nonostante la pioggia spingesse ogni minuto di più verso la cancellazione dello show, nessuno dei molti fan presenti ha pensato di andarsene prima del tempo, mantenendo anzi la posizione difficilmente conquistata dopo ore di attesa, sfidando il diluvio chi sotto ripari di fortuna e chi senza nemmeno quelli, arrendendosi semplicemente ad una generosa doccia pre-tempo. E chissà se non sia stata tutta questa tenacia a consentire di sperare in un miglioramento del tempo fino all’ultimo. Miglioramento che, anche se a stento, alla fine si è presentato. L’orologio segna infatti quasi le 20.30 quando la pioggia inizia a rallentare fino a cessare momentaneamente consentendo così all’organizzazione di sventare l’annullamento del concerto e di liberare il palco da acqua e teli di protezione per consentire così l’ingresso sul palco ai Volbeat. La band danese emerge dal retropalco con energia e tenta di riprendere da subito in mano la serata iniziando con gran carica i loro pezzi, prima di doversi nuovamente arrestare questa volta a causa di un interruzione improvvisa dell’audio. E’ Michael Poulsen, frontman del gruppo, a riprendere in mano la situazione, attendendo pazientemente la risoluzione del problema all’audio prima di dimostrare al pubblico la sua gratitudine per la lunga attesa sotto la pioggia lavandosi a sua volta con una bottiglia dell’acqua. Il termine per loro arriva dopo solo una decina di brani nonostante tutto ben presentati, questa volta per lasciare che il palco venga allestito per l’ingresso dei Rammstein. La pioggia nel frattempo ricomincia ma questa volta non preoccupa, tutti gli occhi sono ormai puntati verso lo stage dove il fondale a nido di api conclude la preparazione del  mastodontico set. L’intro di Ich tu dir weh parte non appena le luci calano, accompagnata da fuochi d’artificio che si innalzano nel cielo a ritmo di potenti colpi di cassa, mentre poco dopo Till Lindemann fa il suo ingresso sul palco scendendo indifferente e fiero dalla sommità dello stage sopra una grossa piattaforma in metallo adornato nel suo abbigliamento da un appariscente pellicciotto rosa, sua personale mise dell’attuale tour. Lo show inizia senza tanti convenevoli seguendo la scaletta già nota ai molti, ma Till fa capire comunque fin da subito il proprio punto di vista riguardo il meteo della serata (tra l’altro opinione condivisa da molti) inserendo tra le strofe Ich tu dir weh un verso nuovo in un fluente italiano “pioggia del cazzooo”, per poi riprendere come se nulla fosse. Seguono Wollt ihr das Bett in Flammen sehen?, Keine Lust, Sehnsucht, Asche zu Asche e Feuer frei! dove la potenza della band sul palco è rappresentata e accresciuta dal continuo uso del fuoco, imperativo di ogni singolo brano. Le aste dei microfoni dei due chitarristi si incendiano su Asche zu Asche, poderose lingue di fuoco vengono emesse dalla bocca del cantante e dei due chitarristi durante Feuer frei!, una doccia di scintille investe Till durante Ohne dich, mentre nella più conosciuta Du Hast razzi di fuoco vengono fatti correre lungo delle guide sopraelevate dal pubblico per poi tornare indietro verso il palco incendiandolo. Lo spettacolo che si sussegue è immenso tanto che quasi non si potrebbe chiedere di meglio alla gigantesca macchina da palcoscenico targata Rammstein, ma non sono solo gli effetti pirotecnici a rapire lo sguardo durante il concerto. La coppia Lindemann/Doktor Flake riesce a divertire come pochi, complice anche l’evidente differenza di corporatura dei due membri della band che porta l’insostituibile “tastierista sul roulant” ad essere il capro espiatorio perfetto del poderoso frontman. Sono Mein Teil e Buck Dich i momenti più intensi tra i due, con una tentata cottura in pentola a fiamma alta durante la prima e una vigorosa “inchiappettata” a discapito del povero Flake nella seconda con tanto di palco sopraelevato per una migliore visione della scena (peccato a questo punto che di Buck Dich non venga concessa per motivi logistici la rappresentazione integrale che coinvolgeva tutti i membri della band). E non è solo il bizzarro Flake a  subire gli sfoghi molesti di Till. Il vigoroso leader ne ha davvero per tutti: in Benzin un finto fan che si introduce sul palco viene incendiato con un’energica fiammata sparata proprio da Till, mentre poco dopo l’ironia di Lindemann si sposta direttamente al suo vero pubblico quando viene fatta partire in maniera ingannevole l’intro di Rammstein prima di mostrare un convinto dito medio e dare inizio a Ich will, brano al termine del quale i Rammstein concedono una breve pausa.

L’encore regala tre brani simbolo della carriera della band, a cominciare dalla mozzafiato versione acustica piano-voce di Mein herz brennt, dove la voce di Till emerge calda e poderosa questa volta accompagnata in perfetta armonia dai delicati accordi al piano di Flake. In Sonne lingue di fuoco si innalzano e scendono ritmicamente dal palco tanto che se ne riesce a percepire il calore a parecchie file di distanza, mentre è l’ormai immancabile e ironica Pussy a portare alla conclusione il concerto non prima che Till inondi il pubblico di schiuma a cavallo di un quanto mai rappresentativo cannone azionato sulla strofa di “ You’ve got a pussy, i have a…cazzo grande!”.  Tanto per dare anche lui il suo personale contributo all’abbondante pre-lavaggio sottopalco del pomeriggio.

Un cavalleresco inchino di tutta la band e i Rammstein terminano sotto occhi estasiati e scrosci di applausi di chi un concerto così l’aveva semplicemente sognato.

 

Per la recensione si ringrazia la collaborazione di Angelica Pallavisini.

L’immagine nell’articolo appartiene al report fotografico di Simone Di Luca per Azalea Promotion. E’ possibile visualizzare tutte le foto della serata direttamente dalla pagina  facebook ufficiale di Azalea.

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