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Green Day a Trieste – La Recensione – 25 Maggio 2013

by on 27 maggio 2013
 

Nessuno stop questa volta. Questa volta c’erano, energici, vitali, irriverenti, ma soprattutto erano loro, i Green Day.

Non poche difficoltà da superare attorno a questo concerto, a cominciare dal tempo che sembrava non lasciare dubbi sull’esito della serata già da settimane, con previsioni meteo che sfioravano il surreale per essere gli ultimi giorni di maggio. Ma sopratutto c’era l’attesa, quella dannata ed inebriante attesa, iniziata durante l’edizione dell’ Heineken Jammin Festival 2010 al Parco San Giuliano di Mestre con l’annullamento del concerto causa maltempo e cresciuta via via nel tempo, resa forte dalla seconda cancellazione dell’unica, successiva, data italiana avvenuta lo scorso anno all’ I-Day festival di fronte ad un’incredula e si può dire anche alquanto incazzata, Arena Parco Nord, questa volta per l’improvviso ricovero ospedaliero del cantante Billie Joe Armstrong. Seguono le notizie diffuse via web dell’obbligatorio periodo di riabilitazione per il frontman della band che pare sia stato causato dall’abuso di sostanze farmacologiche e dalla conseguente instaurata dipendenza fisica, ma che comunque colpiscono la storica punk band proprio nel momento più importante dell’uscita della loro trilogia di UNO! DOS! TRE!, lasciando i propri fan con tre nuovi album ma un'unica domanda: “Che fine hanno fatto i Green Day?”

Nessun dubbio quindi che quando le nuvole si sono presentate minacciose sulla soglia di Piazza Unità d’Italia a Trieste ad accogliere la seconda data italiana del 99 Revolution tour, in Italia già dalla sera precedente a Milano Rho, tutti i 12.000 presenti hanno pensato ad una maledizione più che ad un altro fortuito caso di maltempo. Ma si sa, per superare le maledizioni il modo migliore è sfidarle, così com’è successo sabato sera, dove l’emozione del ritrovarsi tra Green Day e pubblico è esplosa a tal punto da nascondere la pioggia, che beffarda nel frattempo aveva dato inizio la propria danza sin dalle prime note di 99 Revolutions. Nessuna importanza, da qui in poi, proprio mentre Billie Joe Armstrong si mostrava a tutto il suo pubblico come a dire “Ci sono, sono qui con voi, siete pronti?”, ogni dubbio era già sparito, ogni sbaglio già dimenticato. Dopodichè solo due ore e mezza filate di ritrovato, puro punk rock.

La scaletta della serata segue quasi fedele la precedente data milanese, con non molti i brani estrapolati dalle ultime uscite ma tutto sommato ben distribuiti all’interno del concerto. Le note iniziali appartengono a 99 Revolutions, mentre tra le altre new entry vengono eseguite la ben nota Oh Love oltre che X-Kid, Nuclear Family e Brutal Love a cui è affidato il compito di chiudere il concerto. Ben di altro impatto invece la presenza di brani storici come Basket Case, Hitchin’ a Ride, Holiday, King for a Day, Boulevard of Broken Dreams, American Idiot e Jesus of Suburbia, che riescono a infiammare la piazza all’inverosimile, segno comunque di come i Green Day convincano di più nel passato rispetto ai singoli delle recenti uscite. Il tutto accompagnato da qualche perla insindacabile del rock tra cui Satisfaction dei Rolling Stones e Highway to Hell degli AC DC.

E poi ci sono loro, trio esuberante a cominciare dalla loro mascotte che nell’introdurre la band saluta il pubblico mostrandogli letteralmente il sedere. Billie Joe non si dimostra da meno e tra un “Trieste i love” e una benedizione in pieno stile friulano, inonda il pubblico con una pompa d’acqua per poi coprirlo con carta igienica sparata come gigantesche stelle filanti. Epico poi il tentativo di lanciare una maglietta direttamente nella terrazza del raffinato palazzo storico presente in fianco al palco, tentativo riuscito al quarto lancio con atterraggio direttamente nel salotto di una stanza. Non è da meno Tré Cool, che indossato un elegante reggiseno fucsia esordisce di fronte al suo pubblico in un sensuale quanto inguardabile balletto. Il frontman non manca poi di rendere unica la serata prelevando due fortunati fan dalla platea, facendo lanciare il primo dal palco al termine di Know Your Enemy per l’ormai tradizionale loro “salto del fan dal palco”, e concedendo al secondo un reale e sincero bacio in bocca prima di concedergli di condurre un intero brano alla voce.

Il ritmo è alto come vuole il vero stile punk e, dopo un abbandono del palco che pare molto un giro nel backstage e rientro nell’altro lato, il concerto viene condotto al termine, mentre quasi non ci si accorge che nel frattempo sono passate quasi tre ore. Come, ci si rende conto solo dopo il termine degli applausi finali di essere totalmente fradici per colpa della pioggia, che nel frattempo ha continuato a cadere per tutta la durata del live. Maledetta maledizione, bentornati Green Day!

 

Per le foto del concerto cliccate qui: Green Day a Trieste - Le foto

 

 

 

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