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Bon Jovi a Milano – 29 Giugno 2013 – Il Resoconto

by on 5 luglio 2013
 

 PIU’ DI 50.000 PERSONE FOLGORATE DALL’ENERGIA ROCK DEI BON JOVI A MILANO 

Guarda le nostre esclusive foto del concerto

Il singolo Because we can, aveva annunciato a tutto il mondo che i Bon Jovi, stavano per tornare sulle scene e questo tour, inerente l’album “What about now”, li porta direttamente a Milano nel mastodontico Stadio di San Siro. Sono le 20:00 circa e tutti i fan son pronti per dare il benvenuto a queste leggende americane. L’adrenalina è palpabile e i cori iniziano ad incitare la band a entrare per soddisfare questa voglia esplosiva che arriva fino al cielo.

La scenografia è suggestiva con la parte anteriore di una vettura Buick azzurra anni 60’, con tanto di fanali e indicatori di direzione che occupa tutto il palco e sarà proprio questa macchina del sogno americano che ci trasporterà questa sera nel viaggio che toccherà quali tappe: il passato, il presente…e perché no, anche il futuro dei Bon Jovi.

Sono le ore 20:30 quando il maxischermo posto in corrispondenza del parabrezza enorme di questo gioiellino, fa scorrere le immagini di Jon Bon Jovi, Richie Sambora, David Bryan e Tico Torres mentre la band americana sale sul palco. I fan vanno in visibilio e le urla nello stadio divengono assordanti, attaccano subito con “That’s what the water made me” tratta dal nuovo album, e dopo alcuni secondi entra sul palco Jon Bon Jovi : lo stadio esplode. Il biondo singer, e’ in ottima forma fisica come sempre e indossa la giacca di Capitan America.

Dopo molti anni passati a seguire questa formidabile band, si cerca nel palco Richie Sambora, ma questa volta non sarà al fianco di Jon, a sostituirlo un chitarrista interessante e talentuoso: Phil X. Terminato il pezzo inizia “You give love a bad name”, tutto lo stadio urla l’intro e si comprende subito che questa è la serata giusta per chi ha energia da vendere e Jon Bon Jovi, perfetto intrattenitore, ci aiuta a lasciarci andare, seguono “Born to be my baby” e “Raise your hands”. Phil X E’ perfettamente a suo agio sul palco e contribuisce a tenere alto il nome dei Bon Jovi nonostante l’assenza di Richie, perfettamente conscio di esserne il sostituto e non lui, cosa che gli farà guadagnare ancora più rispetto da parte di tutti.

L’acustica non è perfetta, nelle tribune non si distinguono bene gli assoli di chitarra, ma questo è poco rilevante quando si tratta di avere a che fare con professionisti di questo calibro. Jon Bon Jovi dice al pubblico di tenersi forte e girandosi a indicare David Bryan, parte l’intro di “Runaway” , un classico che porterà tutto lo stadio a ballare e a cantarne il ritornello. Segue “Lost Highway” e nei maxischermi laterali vengono proiettate le immagini di strade statunitensi percorse in solitaria, veramente suggestive, dopodiché, l’inno per eccellenza delle nuove generazioni: “It’s My Life”, a ricordarci che la vita nostra la gestiamo solo noi, ora e sempre.

Momento di pausa per riprendersi e per riprendere fiato, viene annunciata dal nuovo album “Because We Can”. Tico Torres inizia a tenere il tempo dietro le pelli e Jon si occupa di far battere le mani a tutto lo stadio, ed è in questo momento che tutti i fun alzano delle bandierine colorate creando una coreografia suggestiva ed affascinante: nel parterre vengono alzate più di 10.000 bandierine italiane, mentre gli spalti vengono raffigurati da una enorme bandiera americana, inoltre verrà composta una imponente scritta riportante: BON JOVI FOREVER e all’altezza del secondo anello verrà calato uno striscione lungo 130 metri e alto 3 metri per celebrare il trentennale della band americana. Uno spettacolo visivo talmente impressionante che Jon Bon Jovi, viene colto da una forte emozione e sospende il concerto. Tutta la band si alza in piedi ad ammirare la creatività e l’affetto dimostrato dal pubblico, dopodiché si ricomincia da capo con il pezzo. Seguono “What About Now” una song niente male dal vivo e “We Got It Going On” per calmare gli animi.

E’ il turno di un classico del passato “Keep The Faith”, il pezzo prosegue con il suo ben conosciuto ritmo e la parte finale viene prolungata da uno scambio di assoli tra Phil X alla chitarra e David Bryan al piano. Rientra Jon Bon Jovi sul palco e dedica a tutte le mamme del globo la song “Amen”, anch’essa tratta dal nuovo album, particolarmente evocativa. Si prosegue con la belissima “In these arms” ove Bobby Bandiera esegue un buon assolo e dopo “Captain Crash & the beauty queen from mars” per arrivare a “We weren’t born to follow” un pezzo dal testo molto significativo che ci insegna: ogni persona nel suo piccolo può fare la differenza…. Al termine Jon inizia a far cantare al pubblico il ritornello di “Who says you can’t go home”, che si rivela essere particolarmente trascinante, trasmette sempre energia positiva e allegria allo stato puro.

Quindi in un’aria di festa come questa, non poteva mancare “I’ll sleep when i’m dead”e a seguire la cover: “Rocking all over the world” di John Fogerty e si conclude con “Bad medecine” . Tutto lo stadio è in piedi a tenere il ritmo di questa rock song per eccellenza che ha consacrato i Bon Jovi al successo, sarà una delle pochissime volte che Jon percorrerà la passerella che attraversa le prime file del pubblico, prendendo al volo una bandierina italiana lanciata da un fan, lo spettacolo termina tra l’euforia di tutti.

La band torna sul palco per i bis e si inizia subito con “Dry County” in cui Phil X dimostra le sue capacità tecniche con il veloce e impegnativo assolo di questa song, dopodiché Jon annuncia al pubblico la dinamica “Someday i’ll be saturday night”, siamo immersi nel sogno… viaggiare in piena notte con la Buick azzurra che porterà tutti (soprattutto le nuove generazioni) alla realizzazione dei propri sogni…. Al termine l’intro delle tastiere di David ci fa capire che la prossima sarà “Love the only rule”, in cui viene dato spazio a Phil X che si diverte con i suoi assoli a rendere particolare la song.

La band si prende una pausa e Jon Bon Jovi, ringrazia tutto lo stadio per il supporto e per la bellissima coreografia che ha fatto commuovere lui e tutti i suoi artisti, quindi viene dedicata ai presenti “Wanted dead or alive”, si ricrea quanto accaduto con “Because we can” ma questa volta con il buio e illuminata dalle luci dello stadio, uno degli ultimi saluti a questi inossidabili Rockers.

A riportare energia e adrenalina ad altissimi livelli ci pensano le chitarre di Phil X e Bobby Bandiera che attaccano con “Have a nice day”, il pubblico esplode e la song viene proposta in modo eccellente dai due chitarristi, questa volta ci pensa Bobby per l’ottimo assolo. Mentre negli enormi fari della Buick compaiono i tipici smile per tutta la durata. Pausa per la band e Jon imbraccia la chitarra iniziando a coinvolgere il pubblico con un’intro acustico di “Livin’ on a prayer”, la gente canta in coro il ritornello e risulterà essere talmente potente da far sembrare che le fondamenta dello stadio possano non reggere. Questo è uno dei momenti più epici e sentiti dello show, ma siccome sappiamo bene che quando i Bon Jovi si affezionano vogliono sempre dare quel qualcosa in più….quel qualcosa che il fun si è guadagnato con l’attenzione e l’affetto dimostrato, quindi ecco giungere la stupenda “These days”. Sono passati molti anni da quando fu pubblicata eppure, ancora oggi, non ha perso nulla della sua essenza.

 

A fine song, Jon ci propone una versione acustica di “Never say goodbye” che viene interrotta a sorpresa dalla batteria di Tico Torres, ed è incredibile il boato suscitato dall’altra metà del cielo presente quando quelle stesse note annunciano l’inizio di “Always”. Una song senza tempo, il respiro si blocca, la voce calda di Jon Bon Jovi, porta tutte le donne in un’ altra dimensione, una emozione che fa chiudere gli occhi per tutto il tempo e li bagna di lacrime con la gioia dell’ascolto. Terminato questo capolavoro, Jon chiede al pubblico quale altra canzone d’amore vuole sentire e scherzosamente cita alcuni titoli tratti dall’ album “New Jersey” ma alla fine propone “This ain’t a love song”. Il pezzo viene cantato da tutto lo stadio insieme ai Bon Jovi, tenendo le mani alzate e verso la fine, Jon Bon Jovi saluta tutti con un cenno della mano, e mentre continua a cantare, cammina lento verso gli scalini che lo faranno sparire piano piano dietro il palco…il resto della band saluta il pubblico e se ne va.

Quando le luci si riaccendono sullo stadio l’emozione è ancora molto alta, uno spettacolo carico di carisma, energia e sentimento che prova ancora una volta l’ormai consolidata fama di questa band statunitense che è entrata nel cuore di tutti noi, indicandoci come percorrere la strada della vita, attraverso la sua musica e i suoi testi profondi……

…….E’ BON JOVI PER SEMPRE!!!

 

ANDREA PESCE

 

P.S. Un ringraziamento doveroso ai miei collaboratori:

Roberto Genco e Claudio “Taky” Scaglione per Foto Antani……ormai consacrati al Rock.

comments
 
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  • Barbara Cristini
    7 luglio 2013 at 13:21

    Fantastica recensione Andrea ! Hai reso decisamente l’idea dell’adrenalina che pervadeva tutto San Siro dall’energia dei Bon Jovi ! Great !!!!!!

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